Nella sala d’aspetto dello studio, capita spesso di trovare pazienti con infortuni sportivi. Un impiegato che ha gioca a calcetto dopo mesi di inattività, una runner della domenica, una coppia che ha scoperto il padel l’estate scorsa e non riesce più a farne a meno.
Eppure sono proprio loro, gli sportivi amatoriali, a infortunarsi con più frequenza rispetto a chi si allena a livello agonistico. Non è una questione di sfortuna, né di età. È una questione di preparazione. O meglio, della sua assenza.
Perché gli amatori si infortunano più spesso
Chi pratica sport a livello competitivo si allena tutta la settimana per sostenere lo sforzo della gara. Il corpo viene preparato, giorno dopo giorno, a quel gesto specifico: l’accelerazione, il cambio di direzione, il gesto tecnico ripetuto, le salite.
Chi pratica sport per passione, invece, spesso inverte questo schema: nessuna preparazione durante la settimana, tutto lo sforzo concentrato in una sola ora, magari dopo una giornata di lavoro sedentario. Il corpo non distingue tra sport agonistico e sport amatoriale. Percepisce solo lo sforzo richiesto e se non è pronto a sostenerlo, risponde con uno strappo, una distorsione, un’infiammazione.
A questo si aggiunge un fattore spesso sottovalutato: il recupero. Chi si allena professionalmente segue tempi di recupero strutturati. Chi gioca per passione, invece, tende a ignorare i piccoli segnali: un fastidio al polpaccio, una spalla che fa male, un ginocchio che non lavora bene. E si continua giocare “perché tanto passa da solo”. Quasi mai passa da solo. Si accumula. Vediamo quali sono gli errori più comuni e come attuare la prevenzione degli infortuni sportivi.
Gli errori più comuni
- Il riscaldamento saltato o ridotto. Due minuti di allungamento statico non bastano a preparare muscoli e tendini a uno scatto improvviso. Il riscaldamento serve ad aumentare gradualmente la temperatura corporea, la mobilità articolare e la reattività neuromuscolare: senza questo passaggio, il corpo affronta lo sforzo impreparato, ed è qui che nascono la maggior parte degli infortuni acuti.
- L’assenza di lavoro settimanale. Concentrare tutta l’attività fisica in una sola sessione, senza un minimo di lavoro complementare (mobilità, rinforzo, resistenza), espone articolazioni e tendini a un carico che non sono abituati a gestire.
- Ignorare i segnali del corpo. Il fastidio ricorrente che si trascina da settimane, il dolore che “tanto passa”, la scelta di giocare comunque anche quando qualcosa non va: sono le premesse più comuni per un infortunio serio.
- Sottovalutare l’età biologica del proprio corpo. Non serve avere sessant’anni per avere tessuti meno elastici di dieci anni fa. Il corpo cambia gradualmente e l’allenamento, o la sua assenza, accelera o rallenta questo processo.
- Improvvisazione.
Muscoli, tendini e articolazioni non si adattano nel weekend. Hanno bisogno di tempo, di gradualità, di essere preparati in modo progressivo allo sforzo che chiediamo loro. Chi salta questo passaggio non è più fragile di un atleta professionista è semplicemente meno pronto, ed è proprio questa impreparazione, più di ogni altro fattore, a determinare il rischio di infortunio.
La buona notizia è che si tratta di un rischio che si può ridurre concretamente, con una valutazione funzionale mirata, un lavoro di preparazione costruito sulle caratteristiche individuali e un’attenzione reale ai segnali che il corpo manda prima che diventino un problema.
Lo sport, quando è preparato, resta quello che dovrebbe essere: un piacere, non un rischio.
Hai un fastidio ricorrente che si ripresenta ogni volta che giochi o corri? Una visita fisioterapica su misura per la prevenzione egli infortuni sportivi può aiutarti a vivere meglio la tua passione.
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