Per  Return To Play (RTP) si intende il ritorno allo sport dopo un infortunio. Il RTP è processo multidisciplinare che ha lo scopo di riportare l’atleta infortunato alle gare quando il rischio di recidive è ridotto al minimo.

Dopo uno stop per un problema muscolo-scheletrico, la domanda che ci viene sempre fatta è: «Quando potrò ritornare a praticare il mio sport?». Purtroppo non esiste una risposta certa, soprattutto perché in questi casi manca un protocollo di riferimento per la fisioterapia sportiva.

Inoltre i tempi di guarigione variano in base al tipo di lesione, alla risposta dei tessuti, all’insorgenza di complicanze e allo stato emotivo e psicologico dell’atleta.

L’ American College of Sports Medicine (ACSM) riconosce il Return To Play come “il processo decisionale per riportare un atleta infortunato all’allenamento o alla competizione”.

L’infortunio è un evento che richiede un approccio multidisciplinare

Nella valutare l’idoneità di un atleta per il RTP è quindi importante raccogliere i dati di tutte le parti che hanno contribuito alla riabilitazione. Parliamo quindi, del traumatologo sportivo, del preparatore atletico, dell’allenatore, del fisioterapista sportivo, dello psicologo sportivo.

In pratica, la decisione di riconsegnare l’atleta all’allenatore viene presa sulla base di una combinazione di valutazioni cliniche e prove funzionali in campo.

Il nostro obiettivo, quindi, è permettere all’atleta di ritornare allo sport in sicurezza. Per questo, al termine del percorso di riabilitazione sottoponiamo l’atleta a test specifici che ci permettono di decretarne la guarigione.

Processo multidisciplinare ma condiviso

La letteratura scientifica suggerisce la valutazione dell’atleta secondo tre parametri be distinti:

  • Ritorno al movimento: l’atleta può fare la riabilitazione oppure una blanda attività fisica ma sempre inferiore all’obiettivo desiderato
  • Ritorno allo sport: l’atleta riprende gradualmente gli allenamenti ma non con l’intensità pre-infortunio
  • Ritorno alle prestazioni: l’atleta si riavvicina alle competizioni con prestazioni uguali o migliori

La decisione di RTP deve essere presa in modo un’anima da tutte le figure professionali che seguono l’atleta. Eventuali disaccordi sulla prognosi potrebbe portare a conseguenze negative come, ad esempio, la perdita di fiducia oppure la paura di ricadere nello stesso infortunio. Per tale motivo sono stati elaborati diversi un protocolli per migliorare la trasparenza e la coerenza della decisione finale che decreta il ritorno allo sport. Tra questi citiamo lo  Strategic Assessment of Risk and Risk Tolerance (StARRT), che propone la valutazione della guarigione e quindi del ritorno alle competizioni in base alle informazioni raccolte durante la riabilitazione. Le tre fasi sono:

  • valutazione del rischio per la salute
  • valutazione del rischio dell’attività
  • valutazione della tolleranza al rischio.
Test fisioterapici per il Return To Play

L’assenza di sintomi non basta per decidere se l’atleta è pronto o meno per ritornare all’allenamento o alle gare. Nella valutazione finale, oltre ai test, dobbiamo infatti prendere in considerazione anche altri fattori. Ad esempio l’età, il sesso, il tipo di sport, lo stile di vita, infortuni precedenti e lo stato emotivo. Il Return To Play lo valutiamo con una serie di test. Tra questi:

  • Run Analysis. È un test di valutazione della corsa che analizza i punti di forza e di debolezza del gesto atletico. Eventuali difetti biomeccanici o posturali sono messi in evidenza con grafici, poi interpretati dal fisioterapista sportivo. Questi possono essere corretti con esercizi terapeutici specifici  o con esercizi di tecnica di corsa in collaborazione con l’allenatore o il preparatore atletico.
  • Gate Analysis.
  • Test di forza con dinamometro. Permette di ottenere dati oggettivi sulla forza di gruppi muscolari dell’arto infortunato e di compararli con quelli dei muscoli antagonisti e dei controlaterali.
  • Test di resistenza
  • Countmovement jump + Single leg movement jump (potenza). Valuta la forza esplosiva degli arti inferiori e indica eventuali squilibri muscolari. Single leg drop jump. Esame pliometrico che misura l’indice di forza reattiva RSI (Reactive Strength Index). Un buon indice di forza reattiva è dato quando è massimizzata l’altezza di salto e minimizzato il tempo di contatto a terra.
  • Valutazione del gesto atletico specifico. Si esegue in campo dove fisioterapista sportivo e allenatore possono analizzare insieme il gesto atletico e ottenere un feed-back immediato con l’atleta.
Psicologia del Return To Play
  • La fase che procede il ritorno all’attività sportiva dopo un infortunio è spesso fonte di stress per l’atleta. La preoccupazione principale è quella di un re-infortunio e di trovarsi a gestire un altro periodo lontano da allenamenti e competizioni.
  • L’infortunio sportivo è un evento quasi sempre improvviso che destabilizza l’atleta a livello emotivo.
  • Un’efficace gestione psicologica dell’infortunio velocizza i tempi di recupero e il ritorno all’agonismo. “Insegno all’atleta a gestire pensieri e preoccupazioni, a mantenere alta la fiducia nelle proprie capacità e nel percorso di cura, ad avere un atteggiamento positivo che favorisca il processo di guarigione”, sottolinea la dott.ssa Maria Chiara Crippa, psicologa dello sport.

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